M5S Alto Adige-Südtirol

Italia, “zerbino” d’Europa?

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Sono una cittadina come voi che in vista delle prossime elezioni europee del 25 maggio ha voluto capire cos’è il Fiscal compact  e il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e quale impatto questi due accordi avranno sull’economia del nostro Paese. A noi dunque, giudizi, considerazioni e…buon voto per il Parlamento europeo.

COS’E’ IL FISCAL COMPACT

Fiscal compact o Patto di bilancio è un trattato internazionale firmato a Bruxelles da 25 dei 27 capi di Stato europei (tranne Regno Unito e Repubblica Ceca) il 2 marzo 2012 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2013.

Quest’accordo, che è stato approvato e redatto al di fuori dell’ordinamento giuridico comunitario, prevede, dal punto di vista economico, disposizioni che avranno conseguenze drammatiche per l’Italia. Disposizioni che non riusciranno ad aiutarla a uscire dalla crisi economica, ma a impoverirsi sempre di più.

PERCHE’ QUESTO TRATTATO

Semplicemente per aggirare l’ostacolo del Parlamento Europeo dove, come fu sancito

nel 2009 in Irlanda con il trattato di Lisbona, si stabilì che l’elaborazione e la ratifica dei trattati europei prevedesse il coinvolgimento non solo dei ventisette capi di Stato degli Stati membri (come per il fiscal compact), ma i Parlamenti di ciascun Paese, la Commissione europea, il Parlamento europeo e il ricorso al referendum che vede la democratica partecipazione dei cittadini. Il risultato negativo di un referendum riporterebbe alla rinegoziazione del trattato firmato dai capi di Stato (come avvenne in Danimarca per Maastricht).

COSA PREVEDE E COSA COMPORTA

Gli Stati membri dell’Unione europea per rafforzare il pilastro economico dell’unione economica e monetaria, ritennero necessario adottare regole per il pareggio di bilancio. Fin qui nulla da eccepire, ma l’art. 1 prevede un rafforzamento “fittizio” dell’economia europea. Ridurre, come previsto, di un ventesimo la quota di debito superiore al 60% del PIL (Prodotto Interno Lordo) e rientrare nei parametri stabiliti, vuole dire per l’Italia, che ha un debito di oltre 2.000 mld di Euro, pari a circa il 133% del PIL (Prodotto Interno Lordo), accantonare ogni anno per vent’anni, 50mld più 80 per gli interessi e sanare il nostro debito di 1.000 mld.  (ndr di recente è stato bocciato l’emendamento sullo stanziamento di 90 milioni di € da stanziare per l’alluvione della Sardegna per mancanza di fondi).

Per un Paese come il nostro profondamente indebolito, significa consolidare le misure di austerity, aumento di nuove tasse, nuovi e pesanti tagli allo Stato sociale (assistenza sanitaria; pubblica Istruzione; indennità di disoccupazione; previdenza sociale; accesso alle risorse culturali; difesa dell’ambiente naturale), svendere quanto rimane di pubblico dopo decenni di privatizzazioni.

Addio “crescita” e “occupazione”!

COS’E’ IL MES

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è una governance (attività di governo) politica intergovernativa. Presentato e “imbellettato” come Fondo salva Stati  è, a tutti gli effetti una sorta di Fondo Monetario europeo ed è un organo con regole proprie e con norme indiscutibili che possono non essere rese note a nessun parlamento, magistratura e amministrazione. E’ stato costituito con i soldi pubblici dei vari Paesi membri, ma gestito da un organo non democraticamente eletto e cioè da ministri delle finanze intermittenti (che cambiano a legislatura o a passaggio di governo) degli Stati membri e da “osservatori” che sono presenti a tutte le riunioni: il commissario europeo per gli affari economici e monetari e il presidente della Banca Centrale Europea. A questi si aggiunge il Fondo Monetario Internazionale per la fornitura di assistenza tecnica e finanziaria.

I ministri delle finanze sono, spesso, persone con scarsa conoscenza di economia o…anche no, comunque facilmente manovrabili dai consulenti della BCE e dal FMI. Il MES è un grosso strumento speculativo di fronte agli indebitamenti e ai pesanti interessi dei Paesi che non riescono a sanare il debito. Per questo favorisce la vendita di tutto ciò che ha valore nel Paese coinvolto ad investitori esteri, gruppi di potere finanziario, banche. Le stesse banche, che causano i problemi, possono beneficiare direttamente o indirettamente dei finanziamenti di emergenza e prestare denaro in modo ancor più temerario, poiché le eventuali perdite saranno pagate dai cittadini dell’eurozona. Tutto ciò a salvaguardia dall’instabilità finanziaria causata dalla messa in discussione dell’esistenza della moneta unica.

POSIZIONE DELL’ITALIA

Il nostro Paese ha già versato  al MES 46 dei 125 mld  di € previsti fino al 2017. Soldi che potevano essere investiti per rilanciare la nostra economia e che invece, come detto sopra, sono andati a rimpinguare le casse delle Banche dell’Europa settentrionale per riprendersi i crediti dei Paesi del Sud in default a causa dei dissesti finanziari provocati nel 2010.

QUANDO FISCAL COMPACT E MES SONO STATI APPROVATI

Come troppo spesso capita nel nostro Bel Paese, le decisioni politiche ed economiche “spinose” per i cittadini sono discusse e approvate o a ridosso delle “feste comandate”, o sviate da notizie minori di altro tipo ma di facile presa mediatica. Così è avvenuto per il Fiscal compact e per il MES. Sono stati approvati da Camera e Senato (da quelle forze politiche che avevano aderito al Governo Monti) con voto unanime a ridosso della chiusura estiva del Parlamento nel luglio del 2012  concludendosi con la firma del Presidente Repubblica che li ha resi validi e vincolanti a tutti gli effetti.

 

IL M5S E LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE

In prossimità delle elezioni del 25 maggio le stesse forze politiche (*) che votarono a favore dell’approvazione dei trattati si fanno paladine dell’abolizione del FC e del MES. I portavoce del Movimento 5 Stelle hanno presentato mozioni parlamentari, denunciando pubblicamente i nomi di chi firmò e ratificò i trattati (**)

Con una presenza consistente di rappresentanti del M5S al Parlamento Europeo:

Impediremo l’inserimento dell’art. 16 (ultimo articolo) che prevede, entro cinque anni dall’entrata in vigore del Trattato (Fiscal Compact), l’applicazione di tutte le norme previste in esso, per difendere la centralità del PE e di quello italiano

Chiederemo il controllo di tutti i regolamenti eurocrati ed euro monetari che hanno contribuito alla decadenza delle politiche economiche degli Stati membri;

Istituiremo un referendum sull’Euro, informando i cittadini su i pro e i contro di questa moneta e se convenga restare in quest’unione monetaria. Noi vogliamo riappropriarci della nostra sovranità e riteniamo che la moneta unica possa essere rinegoziata.

(* ) Dagli atti parlamentari contro il testo votarono i deputati di Idv e Lega Nord, mentre alcune defezioni  arrivarono anche dal Pdl. A votare contro il Fiscal Compact furono 5 deputati del partito guidato da Angelino Alfano(PDL), tra i quali Guido Crosetto e Antonio Martino. 43 deputati del Pdl si astennero mentre 55 risultarono assenti (di cui 12 in missione).

(**) Tra i votanti: Finocchiaro (PD), Ignazio Marino(PD), Madia(PD), Nitto Palma(PDL), Quagliariello(PDL), Rutelli(PD)i, Boccia(PD), Brunetta(PDL), Cuperlo(PD), Fioroni(PD), Fitto(PDL), Picierno(PD), Veltroni(PD), Frattini(PDL)

Carla Mira

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