M5S Alto Adige-Südtirol

Per un pugno di seggi

In casa Svp sono tutti soddisfatti. Con la nuova legge elettorale appena approvata, il cosiddetto “Italicum”, si aspettano di fare il pieno di poltrone a Roma. E in effetti le otterranno anche, ma a che prezzo? L’irrilevanza politica di questi suoi pochi seggi persi in una maggioranza blindata. E quindi con questo voto l’Svp non va a minare solo la qualità della democrazia italiana, ma di fatto vota a favore di una legge elettorale che concederà una maggioranza sproprzionata al vincitore delle elezioni abbandonando in questo modo la possibilità di essere determinanti in Parlamento e con ciò la speranza di ottenere in futuro un ampliamento della nostra autonomia. Un patrimonio di tutti gli abitanti dell’Alto Adige. O dobbiamo fidarci delle rassicurazioni che arrivano dal Governo? Quando leggeremo su Twitter #zellerstaisereno vorrà dire che sarà già troppo tardi.

Come ribadito in molte occasioni dal M5S, l’Alto Adige non si salva da solo. Non è votando qualsiasi cosa arrivi dal Governo che si fa un buon servizio alla nostra terra, men che meno al Paese. I rilievi di incostituzionalità nell’Italicum non mancano: il premio di maggioranza previsto è evidentemente eccessivo, con un partito che con maggioranze relative anche modeste si porta a casa il 55 per cento dei seggi; in questo modo il voto dell’elettore che ha votato il partito “vincente”, varrà due-tre volte quello del partito che ha ottenuto magari poco meno in termini di consensi. Ancora più antidemocratica (e incomprensibile ai non addetti ai lavori) la soluzione elettorale studiata ad hoc per la nostra Regione, che taglia fuori dalla possibilità di rappresentanza politica tutti i partiti minori, a favore del duo SVPD.

Lo scenario auspicato dal Governo è quello di “un uomo solo al comando” (Renzi), con un partito (il Pd) che si ritroverà a legiferare senza l’intralcio di una nutrita opposizione e con un’influenza squilibrata nella nomina di alte figure istituzionali come il presidente della Repubblica, parte dei giudici della Consulta e del Csm. Il tutto con il miope avallo della Svp. Ma noi cittadini abbiamo un’altra via per contrastare la deriva autoritaria di questa legge: il referendum.

 

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