M5S Alto Adige-Südtirol

Traforo dello Stelvio, la solita mancanza di trasparenza

Quando si decide di intervenire con opere invasive sul territorio, trasparenza e condivisione con i cittadini dovrebbero essere ovvi automatismi nell’agire degli amministratori pubblici. Il meccanismo invece funziona diversamente, in modo contorto. Una previsione di legge destina dei fondi pubblici in un capitolo di spesa in particolare (in questo caso il Fondo per i Comuni confinanti) e non importa cercare di capire le vere priorità del territorio: i soldi ci sono, spendiamoli. Ed ecco quindi proposte dalla dubbia priorità come quella del traforo dello Stelvio. Per restare nel campo della mobilità, non ci sono i soldi per la circonvallazione ferroviaria di Bolzano oppure si scarta l’ipotesi della realizzazione del terzo binario ferroviario per l’avvio di un servizio metropolitano tra il capoluogo e la Bassa Atesina, ma pare ci siano risorse (ingenti) per un tunnel che colleghi la Valtellina e la Venosta. A che pro? La Giunta non sa neanche indicare con certezza se si tratta di un tunnel ferroviario o stradale… Intanto sono stati stanziati un paio di milioni di euro per uno studio che valuti il rapporto costi/benefici del tunnel, ma di quale tipo di opera stiamo parlando? E prima di spendere una cifra tanto ingente per uno studio, non sarebbe il caso di avvalersi di pareri tecnici preliminari meno dispendiosi per capire semplicemente se vale la pena realizzare l’infrastruttura in questione? Ricordiamo che un primo studio di fattibilità per un tunnel stradale commissionato dal Comune di Bormio nel 2001 era costato 70 milioni di vecchie lire. E si finì per lasciarlo in un cassetto. Perché dunque correre il rischio di buttare nello stesso cassetto altri due milioni di euro?

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