M5S Alto Adige-Südtirol

Sanità, la chimera del Cup unico e le liste d’attesa infinite

Accedere in tempi accettabili a prestazioni sanitarie importanti come interventi chirurgici ed esami diagnostici è un diritto del paziente oggi garantito solo ai casi urgenti. Purtroppo però, è evidente che un esame medico rimandato alle calende greche è un rischio che non si dovrebbe mai correre, per il paziente ma anche per lo stesso sistema sanitario, poi magari costretto ad intervenire in modo molto più dispendioso sia da un punto di vista gestionale che economico. Le liste di attesa di molte prestazioni risultano oggi accessibili con tempi di attesa ben maggiori dei 60 giorni previsti dalla normativa. Le conseguenze sono note: capita spesso che i pazienti si rechino direttamente nei reparti ospedalieri oppure al pronto soccorso, aggravando situazioni organizzative già difficili.

Il Cup unico, per come è attualmente predisposto, è tale solo nel nome, ma non di fatto. Le lunghe liste di attesa vanno a creare una sanità a due livelli: chi se lo può permettere economicamente, di fronte ad un’attesa troppo lunga, va dal privato e paga; chi invece non può deve attendere i tempi del servizio pubblico. La soluzione di questo problema è quindi  fondamentale per garantire una sanità equa a tutti i cittadini. Ecco perché riteniamo quindi prioritario nella complessiva opera di riorganizzazione del sistema sanitario provinciale indirizzare gli sforzi verso un miglioramento del servizio che non può che passare attraverso un’unica centrale di prenotazione, in grado di smistare nel modo più efficiente su tutte le strutture disponibili le richieste pervenute. Una richiesta che il M5S avanza con una mozione depositata nella segreteria del Consiglio provinciale dal consigliere Paul Köllensperger.

Ma c’è anche dell’altro. Se non riesce a garantire i termini di legge, la mano pubblica deve almeno coprire il più possibile i costi delle prestazioni private ricevute dal paziente, proprio per un principio di parità di trattamento. Pubblicizzati poco o nulla da parte dell’ente pubblico, le possibilità offerte dalla delibera 450/2014 della Giunta provinciale sarebbero in questo senso di grande importanza per i cittadini. Si tratta delle modalità di rimborso dei costi sostenuti dai pazienti che si rivolgono all’assistenza specialistica indiretta, una norma che assicura 50 euro a coloro che si sono visti costretti a rivolgersi a una struttura privata costatato che i tempi di prenotazione per una visita erano superiori ai 60 giorni. E tutti sappiamo che per alcune branche mediche questo accade abitualmente. Ma perché non pubblicizzare adeguatamente questa interessante possibilità? E ancora: perché non venire ulteriormente incontro ai cittadini in un periodo così difficile, adeguandosi agli standard di legge nazionali che prevedono il rimborso per l’intero importo della prestazione sostenuta (al netto del ticket)? La sanità altoatesina deve e dovrà tagliare sugli enormi sprechi che la zavorrano, ma la salute dei cittadini non è mai uno spreco.

Ecco il testo della mozione:

08.13_cup_unico

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