M5S Alto Adige-Südtirol

Il bluff dell’idrogeno per la linea della Venosta

Parlare di idrogeno fa tanto innovazione, smart economy, visione lungimirante. Una pacchia per i politici. Ma quando si hanno responsabilità di governo gli spot da soli non sono sufficienti, occorrono argomenti. E qui se ne vedono piuttosto pochi, mentre i contro abbondano.

La produzione di idrogeno nel centro di Bolzano Sud è evidentemente insufficiente rispetto al fabbisogno ipotizzato per un treno ad idrogeno: con l’attuale capacità del centro si potrebbero garantire solo 300 chilometri di percorrenza giornalieri, a fronte dei 2.800 che sarebbero necessari. E poi come lo trasportiamo l’idrogeno prodotto da Bolzano alla Venosta?

Inoltre al momento la carenza di efficienza nella produzione e anche nell’utilizzo di questo combustibile lo rende evidentemente non conveniente. La produzione tramite elettrolisi causa una perdita di energia pari a circa la metà. E qui veniamo ai costi. Ammesso di riuscire a produrre carburante sufficiente, i costi sarebbero pari a 25mila euro al giorno – circa cinque volte il costo attuale.

Per motivi economici e anche ecologici, la soluzione più sensata non può che essere quella di puntare sull’elettrificazione della linea. Puntare sull’idrogeno comporta inoltre il rischio di isolare la rete venostana dalle altre, elettrificate, andando in senso inverso rispetto alla più ampia visione europea, che spinge per uniformare le linee ferroviarie di tutto il continente a quello che è stato deciso dovrà essere lo standard comune: 27mila volt a corrente continua. Questo è un punto evidentemente strategico per una regione di confine come la nostra. Altrimenti un domani un treno svizzero (o anche di Trenitalia) non potrebbe percorrere la linea. Come se non bastasse, i locomotori a idrogeno oggi disponibili sono solo prototipi: ma vogliamo seriamente che sia la val Venosta a sperimentarli?

Sono poi legittimi anche i dubbi avanzati da più parti sulla sicurezza: l’idrogeno è un combustibile esplosivo, stoccato ad altissime pressioni (lo stoccaggio di 100 chili di H2 richiede un peso di 15 tonnellate!) e occorrerebbe perfino adeguare le gallerie.

Tutto ciò premesso, ha senso commissionare uno studio per valutare un progetto simile? Non possiamo che essere concordi con le proteste dell’Umweltgruppe Vinschgau: Noggler cerca solo pubblicità.

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