M5S Alto Adige-Südtirol

Laives, forum dell’Alto Adige sullo stadio

LAIVES. «Se vincessero i “no”, la volontà popolare andrebbe rispettata: Laives perderebbe una grande occasione»: parola di Liliana Di Fede. È il momento forse più significativo del forum che abbiamo organizzato ieri nella redazione del nostro giornale. A confronto le ragioni di chi vuole che a Laives sorga la “cittadella dello sport” che ospiti lo stadio dell’Fc Alto Adige, e quindi il presidente Baumgartner ed il sindaco; e quelle di chi al progetto (ma soprattutto allo stadio e all’annesso centro commerciale) si oppone, vale a dire i rappresentanti del comitato referendario Paolo Castelli (Lista Laives Futura) e Theo Perathoner (Freiheitlichen).

Stadio dell’Fc Alto Adige Südtirol a Laives: perché sì o perché no?
Di Fede. «Sì, perché è un’ occasione per la città, perché veicolerà investimenti per 30 milioni di euro, nessuno dei quali proveniente dalle casse comunali. Perché è uno degli ultimi progetti che godrà di finanziamenti pubblici così consistenti. Perché non possiamo pretendere che con gli 11 milioni stanziati dalla Provincia sia realizzato altro, ma la nostra città ha comunque bisogno di attrattività, per non essere solo un dormitorio e un posto dove c’è tanto traffico. Sì, perché crescere significa anche saper cogliere queste occasioni».
Baumgartner. «Sì, perché nel 2008 una legge provinciale ha stanziato 11 milioni per un impianto per il calcio e noi siamo contenti che Laives abbia colto quest’occasione, anche perché Laives è a due passi da Bolzano. Noi attendiamo questa struttura da oltre 10 anni, il Druso ha tanti problemi, noi possiamo giocarci solo in virtù di una deroga. Senza un nuovo centro sportivo avremmo problemi enormi sia per lo sviluppo del nostro progetto professionistico che per gli allenamenti di tutte le nostre altre squadre, che in questo momento svolgiamo sui campi di mezza provincia».
Castelli. «Noi non diciamo no a tutto. Diciamo no ad una cittadella del calcio a 100 metri dalle case di Pineta e a 100 da quelle della Galizia, con problemi di viabilità, inquinamento atmosferico ed acustico e di ordine pubblico, con un centro commerciale che avrebbe ricadute negative sul tessuto economico della città, senza un centesimo per i lotti 2 e 3, lido e biotopo, gli unici che interessano davvero la cittadinanza, che il Comune vorrebbe affidare all’urbanistica concordata: sappiamo già come andrebbe a finire».
Perathoner. «No, perché non è affatto un’o ccasione da non perdere, anzi. Ci sono categorie molto preoccupate, il Bauernbund, i commercianti e tanti altri che non lo dicono. È un progetto calato dall’alto, l’hanno offerto a Laives perché gli altri Comuni non lo vogliono».

L’opinione pubblica ha appreso solo recentemente che gli 11 milioni sono stati stanziati solo per lo stadio e che chi lo costruirà avrà comunque le superfici commerciali come contropartita economica. Non trovate che questo aspetto renda opportuna la consultazione popolare sul progetto?
Di Fede. «La vera domanda non è “cittadella sì” o “cittadella no”, ma “cittadella come”. La cittadella dello sport era nel mio programma come in quello del mio principale avversario e i dettagli del progetto erano chiari. Il referendum c’è già stato, a maggio, con tutti i voti raccolti dalla sottoscritta e da Christian Bianchi. Lo stadio si farà, l’alternativa a Laives è Bolzano, so che ci sono movimenti in questo senso, ma noi non perderemo questa occasione, faremo ragionare la cittadinanza».
Baumgartner. «Noi non facciamo discorsi politici, dico solo che questo è un progetto provinciale, anzi, forse addirittura regionale. Gli 11 milioni sono stati stanziati dalla Provincia per lo stadio, una struttura che manca, non per altro. Laives fa bene a voler cogliere questa occasione, un treno che passa una volta sola: non è vero che gli altri Comuni non sono interessati. Il referendum va bene, ma noi siamo senza una casa e ne abbiamo bisogno in tempi brevi».
Castelli. «Un ospedale sarebbe un opportunità per Laives, non uno stadio vicino alle case che creerebbe problemi di viabilità o un centro commerciale che farebbe chiudere i negozi del centro, senza un centesimo per il parco».
Perathoner. «Il centro commerciale farebbe chiudere i negozi di Laives, Baumgartner, che è stato direttore dell’Unione commercio, lo sa. Il progetto è calato dall’alto, il referendum è necessario».

Ritenete che il referendum sia ammissibile? Se il quorum fosse raggiunto e vincessero i «no», come dovrebbe comportarsi la giunta?
Di Fede. «Io credo che il referendum sia ammissibile. Noi faremo un grande lavoro d’informazione nei confronti della popolazione e confidiamo che l’esito sia favorevole. Ma se così non fosse, vox populi vox dei, perderemo questa occasione».
Perathoner. «Si era partiti da 4/5 ettari, adesso siamo a 11… Su progetti di questa portata deve decidere il cittadino, se vincono i “no” lo stadio non si fa, come succede in Svizzera».

Ritenete realistico il resto del progetto, con il lido ed il biotopo?
Di Fede. «Gli 11 ettari di cui parla Perathoner sono proprio per lido e biotopo, una zona integrata raggiungibile da Laives e Pineta che faccia da cerniera a tutto il nostro territorio. Lo strumento sarà l’urbanistica concordata, molto diffusa in tutta Europa».
Castelli. «Ben venga il lido, ma non mi sembra giusto che gli 11 milioni siano tutti per lo stadio ed il resto se lo debba pagare il Comune. Mi sembra che l’urbanistica concordata in Alto Adige abbia sempre fallito».
Perathoner. «Il Comune non ha mai soldi, dove trova quelli per lido e biotopo? L’urbanistica concordata è un’o ccasione per gli affaristi, non per i cittadini».

Articolo tratto da www.AltoAdige.it.

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