M5S Alto Adige-Südtirol

Castelli: caso Forti, Di Fede sapeva

Il “grillino”, bozza del Puc alla mano, ribadisce le accuse al sindaco

LAIVES. Dalla bozza del nuovo Puc è emerso che tra le due aree edificabili, una comprende gli 8.000 metri quadrati del “caso Forti”. Il sindaco nega di avere visto la bozza, ma il consigliere Castelli non ci crede. «È stata depositata il 18 maggio», dice il consigliere comunale “grillino”, che è andato a “spulciare” le delibere di giunta, fino a quella del 14 marzo 2008: il sindaco era ancora Giovanni Polonioli, ma nella sua giunta sedeva come assessore l’attuale sindaco Liliana Di Fede. «La delibera – spiega Castelli – riguarda “l’approvazione del capitolato per l’affidamento dell’incarico per la rielaborazione del piano urbanistico comunale” ed è appunto del 14 marzo 2008. Tra le altre cose, vi si legge che per questo si impegna un importo di 159 mila euro». Per la verità, la delibera di tre anni fa rappresentava solo il via alla procedura di rielaborazione del Puc che scadeva e ancora non si conoscevano né le indicazioni dell’amministrazione comunale in merito e neppure chi sarebbe stato poi il professionista incaricato mediante gara di appalto. I passi ulteriori furono quindi l’affidamento allo studio “Veneto progetti”, cui fece seguito un lungo periodo durante il quale di nuovo Puc non si è più parlato, proprio perché occorreva dare tempo ai progettisti di predisporlo. La questione è tornata clamorosamente d’attualità in questi giorni, sempre a cura del consigliere Paolo Castelli il quale, durante la fase “calda” del “caso Forti”, decise di vederci chiaro anche nella bozza del nuovo Puc, finora mai analizzata da alcuno a quanto ha spiegato anche il sindaco Liliana Di Fede. «È emerso – dice Castelli – che questa bozza prevederebbe solo due aree di espansione: una a San Giacomo e l’altra, di 19.000 metri quadrati, a Laives, nel verde agricolo a valle di via Andreas Hofer, comprensivo proprio degli 8.000 metri quadrati lavorati dal figlio dell’ex vicesindaco, che avrebbe anche una quota nella società che ha acquistato quella campagna. Io continuo perciò ad essere convinto che il sindaco Di Fede non poteva non conoscere questi dati, proprio perché tre anni orsono sottoscrisse la delibera per rifare il Puc, la cui bozza è in Comune da maggio».

Articolo tratto da www.AltoAdige.it.

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