M5S Alto Adige-Südtirol

Presentata dalla Provincia una bozza del progetto di bonifica della vecchia discarica di Castel Firmiano

Presentati stamani dal direttore dell’ufficio rifiuti della Provincia autonoma di Bolzano  dott. Giulio Angelucci i progetti di massima per la bonifica della discarica vecchia di Castello Firmiano.  All’incontro, che faceva seguito all’approvazione da parte del Consiglio proviciale della mozione congiunta di Alto Adige nel cuore e Movimento Cinque Stelle impegnante la Giunta provinciale a presentare in Consiglio, entro due mesi, un rapporto sulla situazione della discarica, incluso il progetto esecutivo di bonifica del Comune di Bolzano, erano presenti Giorgio Benini, in rappresentanza di  Alessandro Urzì ed il consigliere Paul Koellensperger, accompagnato dall´attivista Maria Teresa Fortini.

Tre le ipotesi di intervento sottoposte all’attenzione: la prima, che prevede la bonifica totale dell’area interessata, con asporto dei rifiuti, percorribile solo in caso di una successiva urbanizzazione  dell’area, visti i 29 mila metri quadrati di superficie recuperabile senza vincoli ambientali, presenta infatti dei costi di realizzo difficilmente sostenibili, oltre cento milioni di euro. Finanziariamente più attuabile  invece il progetto che porterebbe ad una messa in sicurezza permanente del sito inquinato, ma senza spostamento di rifiuti   e che con una stima di costo totale dell’ordine di 5 milioni e seicento mila euro, sarebbe quello su cui punterebbe ora  l’amministrazione comunale bolzanina. L’ipotesi prevede il ripristino e/o completamento dell’impermeabilizzazione superficiale e realizzazione dell’impermeabilizzazione sui fianchi della discarica. La terza ipotesi, che contempla  lo spostamento di circa 80 tonnellate di rifiuti, avrebbe un costo leggermente superiore, circa sei milioni e trecentomila euro.

Attualmente dalla discarica in seguito a fenomeni piovosi, fuoriesce del percolato che per due direttrici diverse finisce nell’area sottostante, interessando, inquinandola, la falda acquifera superficiale di Frangarto. Le analisi effettuate nei mesi scorsi hanno evidenziato come i fanghi contenessero quantitativi allarmanti di arsenico, oltre a metalli pesanti, tra cui piombo e nichel.

Pur apprezzando che finalmente l’amministrazione comunale abbia deciso di porre mano alla spinosa questione, dopo anni di immobilismo, e condividendo che allo stato attuale sia impensabile poter reperir le ingenti risorse che un intervento di bonifica radicale richiederebbe, si ritiene che la scelta del progetto non possa essere determinata solamente da parametri di economicità, ma debba essere supportata dalle opportune valutazioni di carattere geologico ed ambientale. L’individuazione della fonte di arsenico prima di procedere all’incapsulamento dell’area, se praticabile dal punto di vista  tecnico, potrebbe costituire un valor aggiunto nell’intervento di bonifica e permetterebbe di disinnescare una potenziale bomba ecologica ad orologeria. Da determinare accuratamente anche i rapporti con i proprietari privati di parte dell’area, che già dichiaratisi indisponibili a partecipare ai lavori di bonifica, e supportati in questa loro linea  da una sentenza del Tar, potrebbero però poi giovarsi senza aver speso alcunché delle opere portate a compimento coi soldi pubblici.

Le segreterie dei Gruppo consiliare provinciale L’Alto Adige nel cuore e Movimento 5 Stelle

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