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Polo Bibliotecario, un pasticcio

Il numero dei volumi presi in prestito cala ovunque nel mondo, eppure la biblioteca rimane un luogo meraviglioso di silenzio, di cultura, d’incontro, di socializzazione e di scambio. Finanziare oggi una biblioteca pubblica dovrebbe essere un’occasione per ogni amministrazione di scegliere al meglio l’edificio su cui realizzarla, su come contenere i costi di gestione, su come far diventare la biblioteca un luogo di riqualificazione urbana. La costruzione del nuovo Polo Bibliotecario di Bolzano invece costerà tra i 50 e i 60 milioni di euro, cioè oltre 100 euro per ogni altoatesino da Vipiteno a Salorno (compresi anziani e bambini).

Il 14 giugno scadrà il termine per la presentazione delle offerte (progettazione e costruzione) del Polo bibliotecario che sorgerà al posto delle ex-scuole Pascoli a Bolzano, primo atto di un’opera pubblica faraonica e paragonabile per dimensioni a un centro commerciale come il Twenty e/o il nuovo Kaufhaus di Benko (circa 23mila mq su più piani, pari a oltre tre campi da calcio). Tutto ciò in un contesto di crisi economica che dura oramai dal 2008, con una continua ricerca di risorse delle nostre aziende in difficoltà nel tentativo di creare sviluppo e dare dignità ai lavoratori senza un reddito minimo vitale.

In Alto Adige esiste una biblioteca pubblica ogni 1.800 persone (quasi 300 biblioteche), contro una media nazionale di una biblioteca ogni 10mila abitanti circa, una ogni 9.360 abitanti in Germania, una ogni 18mila abitanti in Francia, una ogni 5.798 abitanti in Finlandia e una ogni 2.600 abitanti negli Usa, perché utilizzata anche come struttura per la ricerca di lavoro (fonti: www.aib.it; Astat; altri).

Nel Polo lavoreranno circa 70 dipendenti. Riguardo all’affluenza, la stima è di circa 400mila persone all’anno, contro i circa 10 milioni di visitatori di un centro commerciale di superficie simile in poco più di quattro anni (ad esempio Twenty, come si evince da fonti giornalistiche). Ci vorranno circa 25 anni al polo bibliotecario per raggiungere l’affluenza di un centro commerciale di pari dimensioni.

Il liceo linguistico cittadino Carducci, edificio adiacente al polo ultimato nel 2013, ha una cubatura di circa 44mila mc. Esso è frequentato ogni ora da circa 800 dei nostri figli adolescenti, personale docente e di servizio. Il Polo Bibliotecario avrà un’affluenza di circa 200 persone ogni ora (stima provinciale probabilmente generosa nell’era della digitalizzazione) compreso il personale in servizio, ma la sua cubatura sarà il triplo di quella del Carducci (circa 118.000 mc).

La delibera della Giunta provinciale n. 2088/01, dove l’opera poteva sembrare più sostenibile, prevedeva costi complessivi per 40 milioni di euro. Nel 2010 l’amministrazione pubblica era arrivata a preventivare addirittura costi per 70-80 milioni di euro.

I costi relativi a manutenzione (ordinaria e straordinaria) e le spese di gestione (riscaldamento, luce, pulizie, ecc.) aumenteranno a dismisura rispetto ai costi attuali delle tre biblioteche pubbliche raggruppate (Tessmann, Civica e Claudia Augusta) calcolabili in diversi milioni di euro all’anno e saranno a completo carico del contribuente.

Quest’opera, non nella sua funzione, ma così come è progettata, è probabilmente uno dei più grandi sprechi di denaro pubblico degli ultimi decenni in Alto Adige. Utile sarebbe stato forse una biblioteca ridotta ma funzionale, poiché già 34 sono quelle presenti a Bolzano (dati Astat).

La minore spesa di un polo ridotto avrebbe potuto avviare opere pubbliche urgenti, con bassi costi di gestione e maggiore sostenibilità sociale, come ad esempio la riqualificazione energetica di edifici pubblici e alloggi comunali a Bolzano (circa 600) con una drastica riduzione dei costi energetici anche di due o tre volte quelli attuali (da mille euro a circa 300), dare lavoro alle nostre aziende altoatesine.

Da cittadino, mi auguro che il Comune di Bolzano in futuro sia un mediatore attento e tempestivo nel realizzare le opere necessarie ed urgenti per la città e creare finalmente equilibrio tra spesa di denaro pubblico, sostenibilità sociale e sviluppo culturale ed economico della nostra comunità.

Davide Costa

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