M5S Alto Adige-Südtirol

L’Svp e la riforma costituzionale: non vedo, non sento, non parlo

Il loro imbarazzo è più che comprensibile. La riforma Renzi-Boschi è l’esatto contrario della promozione del federalismo, del decentramento amministrativo, della sussidiarietà su cui si fonda la nostra Autonomia. Un mero calcolo di opportunità – peraltro errato – ha spinto l’Svp sul carro del Sì, malgrado i molti mal di pancia al suo interno.

Che l’Italia necessiti urgentemente di riforme che vadano ad ammodernare lo Stato è un dato di fatto evidente a tutti, ma la direzione da seguire è diametralmente opposta a quella imposta da Renzi. Un vero federalismo che responsabilizzi gli amministratori il più possibile vicini ai cittadini, con una vera Camera delle Regioni e un sistema elettorale che non vada a svilire la volontà popolare come l’Italicum, sono punti essenziali che troverebbero convergenze in Parlamento. Renzi invece ha scelto i modi spicci (arrivando perfino a personalizzare il voto, salvo poi fare dietrofront quando i sondaggi di popolarità che lo riguardano hanno virato verso il basso), imponendo dall’alto una riforma che penalizza le autonomie speciali, in particolare quelle del nord che hanno dimostrato di funzionare.

Oggi quindi stiamo per andare in un’altra direzione. La clausola salvaguardia rappresenta una labile garanzia per la nostra Autonomia, inserita nelle norme transitorie e non direttamente nella Costituzione. Ma soprattutto non costituisce affatto un vero potere di veto, come si sarebbe invece ottenuto se le precedenti riforme costituzionali fossero effettivamente entrate in vigore. Il principio dell’intesa – e meno male che almeno quello lo si è ottenuto – non fa altro che rimandare al futuro i nodi sul come verrà implementata la riforma in Alto Adige, ma se l’Italicum dovesse diventare veramente la nuova legge elettorale nazionale (e già pendono i ricorsi alla Consulta per i suoi evidenti profili di incostituzionalità) nell’unica camera con poteri effettivi il partito di maggioranza assoluta potrà bellamente ignorare i parlamentari altoatesini che saranno così relegati in un ruolo marginale, senza il potere contrattuale di cui godono oggi, soprattutto al Senato. Rassicurante? A noi pare il contrario.

Ecco il quadro in cui è maturata la bocciatura – di stretta misura peraltro, 17 a 15 – della nostra mozione sulla riforma portata oggi in aula. E subito dopo ecco un’altra bocciatura, davvero grave, di una mozione che richiedeva la realizzazione di una brochure informativa da recapitare agli elettori per illustrare il merito della riforma e le ragioni dei sostenitori e dei contrari. E il dibattito democratico? E il favorire la partecipazione? E perché invece un’altra regione autonoma come la Valle d’Aosta ne ha realizzato e pubblicato uno? Nella stessa mozione sono stati bocciati anche due nostri emendamenti per richiedere i fondi statali per i Messaggi autogestiti da trasmettere nelle emittenti locali, non sia mai che se ne parli in tv di riforma costituzionale, la polvere nascondiamola sotto il tappeto.

L’abbiamo detto cento volte e lo ripetiamo anche oggi: il M5S esorta i cittadini a recarsi alle urne e a votare un chiaro No a questo referendum che farebbe fare un salto all’indietro al Paese.

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