M5S Alto Adige-Südtirol

Le grandi opere? Un affare per pochi

Chi decide quale progetto infrastrutturale provinciale debba essere prioritario? E chi quante risorse destinare a un comprensorio piuttosto che a un altro? E perché un’opzione debba essere scartata e un’altra invece essere quella giusta? La risposta è abbastanza semplice: un numero ristrettissimo di persone tra politici, alti dirigenti provinciali, a volte qualche superconsulente. La partecipazione si limita alle conferenze stampa e se va bene a qualche presentazione pubblica.

“I politici sono pagati per decidere”, recita un adagio duro a morire malgrado le evidenze contrarie. Un altro invece pretenderebbe che il comune cittadino non disponga del necessario bagaglio di competenze per arrivare a scelte davvero ponderate (e come se un assessore sia sempre anche un tecnico, cosa che in realtà non accade quasi mai). Altrove – si pensi alla legge sul dibattito pubblico introdotta in Francia già negli anni ‘90, ma gli esempi virtuosi non mancano neanche in Italia – la partecipazione, la trasparenza, la condivisione di scelte molto impattanti per il futuro di un territorio, vengono davvero curate.

Eppure di obiezioni sensate – si pensi per esemplificare alle opere infrastrutturali per la mobilità bolzanina – se ne sentono, come quelle mosse da Pierluigi Gaianigo in Consiglio comunale. E il futuro dell’areale ferroviario, un progetto che andrà a toccare 30 ettari a due passi dal centro del capoluogo? Occorrono soluzioni creative, competenze, dibattito. Occorre un’istruttoria pubblica insomma, che sappia raccogliere il meglio delle idee su un determinato progetto.

La mozione che abbiamo presentato oggi in Consiglio provinciale andava esattamente in questa direzione. Ovviamente è stata bocciata. Ma siamo comunque convinti sia stato giusto proporla, per cercare di migliorare la nostra democrazia. Aprire un vero dibattito pubblico su un’opera significa coinvolgere tutti i gruppi di interesse e le diverse professionalità presenti nella società civile per arrivare a scegliere con una gamma di opzioni più ampia e dopo un dibattito più approfondito.

L’alternativa è lasciare sempre la formazione delle decisioni nelle mani di pochissimi, con tutti i (rilevanti) rischi connessi.

 

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