M5S Alto Adige-Südtirol

Disboscamenti, ecatombe provinciale

Dalla Relazione della ripartizione provinciale foreste, anno 2002. “Il fine principale della politica forestale in Alto Adige…il mantenimento del bosco…nella sua estensione territoriale attuale nonché…il suo ampliamento…”. Certo ne è passato del tempo. Ma quella linea guida sembrava una pietra miliare, qualcosa che col tempo non debba cambiare. E poco era cambiato sino a quel momento, se parliamo di dissodamenti di boschi per farne perlopiù colture agricole: negli anni ottanta si autorizzava una media di 16,63 ha/anno di cambi di coltura, passati a 27,76 ha/anno negli anni novanta e già ad un più preoccupante 88,93 ha/anno negli anni 2000.
Quello stupendo proponimento ha cominciato a scricchiolare con forza ad inizio anni 2010 con 111,55 ha di bosco autorizzati al dissodamento, ma gli anni seguenti ci hanno poi fatto rimpiangere quella che allora sembrava una eccezione, un caso isolato. Con l’introduzione della normativa provinciale “verde/verde”, che con subdola ipocrisia semantica equiparava il verde di un bosco a quello dei vigneti o dei prati, è partita la carica di tutte le amministrazioni comunali alle richieste di disboscamento per accontentare le domande del proprio bacino elettorale. La spaventosa cifra di 284 ha di disboscamenti autorizzati per il solo 2016 (più o meno la superficie di 140 Parchi Petrarca) conferma che quei principi fondamentali riportati sopra sono ormai solo parole vuote.
Vogliamo scandalizzarci per i disboscamenti in Brasile? Commisuriamo la superficie della nostra ricca Provincia a quella del Brasile. E facciamo lo stesso con i relativi disboscamenti. Vediamo con quanti sforzi paesi poverissimi cercano di ridurre i loro scempi ambientali e valutiamo invece il nostro trend.
Sulla base di quanto sopra: chi è il vero nemico dell’ambiente?

Paolo Giacomoni (consigliere comunale M5S)

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