M5S Alto Adige-Südtirol

Legge urbanistica, un’altra riforma mancata

Lo abbiamo ribadito più volte nel corso del dibattito in aula: il testo licenziato dal Consiglio provinciale non ha la dignità della precedente legge urbanistica provinciale o di altre analoghe normative in vigore nell’arco alpino, al cui centro c’era un obiettivo chiaro: contenere per quanto possibile il consumo di suolo e salvaguardare il territorio dalla cementificazione. Quello approvato in aula è un pessimo compromesso dettato dalle lobby dei latifondisti e degli albergatori-immobiliaristi. Ma a pochi mesi dalle elezioni non poteva essere diversamente, purtroppo.

Che poi il problema non sono nemmeno i contadini veri, ma quelli finti, quelli che approfittano degli spostamenti di cubatura, realizzano veri e propri alberghi nel verde come fossero agriturismi, si mettono un paio di capre davanti allo chalet e riescono ad approfittare di regole vantaggiose che sarebbero destinate a chi lavora la terra tutti i giorni con fatica.

La legge prevede strumenti di pianificazione con ampi poteri di discrezionalità politica, come nella vecchia legge purtroppo ed è tutt’altro che semplice e chiara: se gli stessi consiglieri provinciali hanno stentato a comprenderla a fondo, a venirne fuori tra centinaia di emendamenti presentati in parte dalla stessa Giunta su una legge alla quale da quattro anni stavano lavorando, come faranno i comuni e i cittadini ad utilizzarla e applicarla? Molto passaggi restano oscuri e di conseguenza ci saranno interpretazioni diverse nei vari comuni. E a peggiorare le cose c’è il fatto che queste incertezze ora riguardano anche la tutela del paesaggio, materia che finora era regolata da una legge differente, semplice e immediatamente comprensibile. Ma soprattutto la stessa tutela del paesaggio perde la sua priorità come strumenti di tutela del territorio rispetto agli altri strumenti urbanistici (vedi codice Urbani art. 135, 143-4-5): ora la tutela paesaggistica concorre con altri dieci obiettivi , in parte anche in contrasto, giuridicamente sullo stesso piano.
L’assessore Theiner dice di averne parlato con i ministeri competenti, ma ora ci sono nuovi ministri. Cosa ne penseranno? Glielo chiederemo.

E chiederemo anche la loro opinione sulla nefasta commistione tra amministrazione e politica in questo settore. La nuova legge conferisce infatti ancora più potere ai sindaci, quando invece il diritto di costruire dovrebbe essere una logica conseguenza, quasi un atto dovuto, a fronte di un progetto conforme alle regole stabilite, e non la gentile concessione di un politico.

In conclusione:
la nuova legge è un’occasione persa. a parte il declassamento della tutela del paesaggio che perde la sua superiorità gerarchica rispetto all’urbanistica, non ci sono clamorosi peggioramenti, ma non c’è traccia dell’urgente necessità di un miglioramento rispetto all’attuale legge, diventata un colabrodo per via delle modifiche ad personam nel corso degli anni.
Riduzione del consumo suolo? Difficile poterlo affermare. Parità di diritti e possibilità per tutti i cittadini? Nulla. Abitare meno costoso? Nemmeno.
Il problema maggiore però resta il fatto che la legge è rimasta uno strumento di indirizzo politico, che mescola il piano tecnico con quello politico, ed il piano della pianificazione con quello dell’approvazione.
Probabilmente la stessa Giunta ha ben presenti questi limiti, dal momento che solo dal 2020 entrerà in vigore e – possiamo giurarci – solo dopo una serie di ulteriori modifiche.

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